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  • : Spazio dedicato a ricerche e articoli di storia, filosofia, scienze sociali, letteratura, matematica, musica
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  • Monica Cadoria
  • Studi in scienze sociali (diritto, sociologia, filosofia, pedagogia, psicologia). Appassionata di letteratura classica, storia e filosofia, logica/matematica e musica. Professionista nella grafica editoriale
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16 aprile 2012 1 16 /04 /aprile /2012 16:56

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6b/David_and_Goliath_by_Caravaggio.jpg/495px-David_and_Goliath_by_Caravaggio.jpgIl quadro Davide e Golia di Caravaggio (1597-1598) esposto al Museo Nacional del Prado di Madrid, è uno dei tanti che l’artista milanese ha dedicato alla figura e alle gesta del grande re di Israele. In questo olio è rappresentata la scena raccontata nel Primo libro di Samuele, l’uccisione di Golia, gigante appartenente alla popolazione dei Filistei, acerrimi nemici degli Ebrei. Davide è raffigurato poco più che bambino, ma con fare deciso e senza timore si accinge a tagliare la capigliatura di Golia come trofeo. (CONTINUA A LEGGERE)

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Published by Monica Cadoria - in Arte
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14 aprile 2012 6 14 /04 /aprile /2012 19:00

http://www.musicalcriticism.com/opera/roh-cenerentola.jpg

Titolo: La Cenerentola (la bontà in trionfo). Compositore: Gioacchino Rossini. Librettista: Jacopo Ferretti, tratto dalla favola Cendrillon, di Charles Perrault, dai libretti d’opera Cendrillon di Charles Guillaume Etienne e Agatina, o la virtù premiata, di Francesco Fiorni. Prima rappresentazione: 25 gennaio 1817 al Teatro Valle di Roma. Personaggi principali e ruoli: don Ramiro, principe di Salerno (tenore), Dandini, cameriere di don Ramiro (baritono), don Magnifico, barone di Montefiascone (basso buffo), Clorinda (soprano), Tisbe (mezzosoprano), Angelina (Cenerentola), figliastra di Don Magnifico (contralto), Alidoro, filosofo maestro di don Ramiro (basso). Atti: due. Trama: Clorinda e Tisbe, figlie di don Magnifico, si pavoneggiano davanti allo specchio mentre la sorellastra Angelina canta una malinconia canzone. Il principe don Ramiro, che sta cercando moglie, entra nella casa travestito con le vesti del suo servitore Dandini per conoscere le fanciulle e spiarne il comportamento. Tra lui e Cenerentola scoppia l’amore. Subito dopo entra Dandini con le vesti del principe e vezzeggia le sorelle, che decidono di recarsi alla festa da ballo a palazzo. Anche Angelina chiede il permesso al padre per il ballo, ma don Magnifico glielo nega. Alidoro decide di aiutarla: nel mezzo della serata Angelina arriva a palazzo magnificamente vestita... Brani celebri: Un soave non so che, duetto Ramiro e Angelina, Là dal ciel nell’arcano profondo, aria di Alidoro, Sia qualunque delle figlie, aria di don Magnifico, Una volta c’era un re, canzone di Angelina.

Libretto dell’opera sul sito: http://www.librettidopera.it/cenere/cenere.html

Sito web per l'immagine: www.musicalcriticism.com

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Published by Monica Cadoria - in Musica
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12 aprile 2012 4 12 /04 /aprile /2012 18:23

http://digilander.libero.it/Bukowski/amorepsiche.jpgCon psicologia si intende generalmente la scienza che studia il comportamento umano, le sue dinamiche interiori e i suoi processi mentali. Il termine, derivato dalle parole greche psyché (spirito, anima) e logos (discorso, studio) fu usato per la prima volta in età umanistica e ebbe una più vasta diffusione nel Settecento, quando il tedesco Christian Wolff lo introdusse nei titoli delle sue opere, nel tentativo di operare una distinzione fra la psicologia empirica e la psicologia filosofica o razionale (ovvero quella che spiegava il comportamento dell’anima e quella invece che indagava sull’anima).

Quando il filosofo Immanuel Kant teorizzò che non si potesse considerare la psicologia razionale una scienza esatta poiché era impossibile applicare la matematica ai fenomeni psichici, si posero le prime basi per lo sviluppo di una psicologia costruita con criteri empirici.

La psicologia come disciplina viene generalmente fatta risalire alla seconda metà dell’Ottocento, quando la metodologia sperimentale tipica delle altre scienze fu adottata come metodo di indagine anche dalla psicologia. L’evoluzione di questa disciplina, tra l’altro molto breve, è caratterizzato da un continuo formularsi di teorie e dalla rielaborazione di quelle precedenti, cercando di utilizzare modelli tipici di altre scienze.

La psicologia come scienza, infatti, è più mirata a stabilire metodi di ricerca piuttosto che definire gli ambiti delle singole teorie. Queste hanno lo scopo di formulare enunciati che abbiamo il più alto grado di generalità. Pur attingendo dalle formulazioni di altre scienze, per esempio dalle teorie dell’evoluzione, gli studi sui tempi di reazione e sul rapporto tra stimoli e sensazioni, la psicologia ha da subito cercato la sua identità come scienza autonoma.

La psicologia divenne scienza accademica grazie al tedesco Wilhelm Wundt, che riunendo tutto il materiale riguardante la neonata disciplina, diede alla materia una base concettuale e un assetto organico: per Wundt l’oggetto della psicologia avrebbe dovuto essere l’esperienza umana immediata, in opposizione a quella mediata, oggetto delle scienze fisiche. Utilizzando poi metodologie rigorosamente sperimentali, alla psicologia fu riconosciuto il carattere di disciplina scientifica e accademica.

Nella scienza psicologica possiamo oggi riconoscere due grandi linee di indagine: quella generale, che, a partire dai processi sensoriali, studia la nascita e l’evolversi del percezione, dell’apprendimento, della memoria, del pensiero, del linguaggio e delle emozioni e la psicologia dello sviluppo, che ha elaborato le teorie sulla personalità, sullo sviluppo affettivo, cognitivo e sociale nelle varie fasi della vita.

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Published by Monica Cadoria - in Psicologia
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10 aprile 2012 2 10 /04 /aprile /2012 18:22

2557680419_d6cfe4b2fb.jpgLe scienze positive, nel loro graduale perfezionamento metodologico, vengono considerate come fondamento del sapere. Ma sono altresì fondamento del vivere, cioè incessante progresso e via per la “felicità”?

Il metodo scientifico, esaltato da illuministi e positivisti, è ancora quello che costituisce il fondamento del nostro sapere. Ma qualcosa ha incrinato questo scientismo e ha portato alla "crisi delle scienze”, ovvero la fiducia che queste scienze possano costituire quel progresso umano che porta alla risoluzione dei problemi esistenziali dell’uomo. Fede, questa, e fiducia, comprensibile se si tiene conto del contesto culturale in cui si è espressa. Siamo negli anni delle grandi invenzioni che sembrano dover rendere migliore la vita, gli anni della scoperta di vaccini contro le epidemie, gli anni dove si sviluppano trasporti e comunicazioni, dove nasce il mito del progresso. Perché poi il progredire della scienza fallisce come fondamento del vivere? Perché la scienza non porta la “felicità”?

Semplicemente perché la felicità dell’uomo non è costituita solamente dagli agi e dalle comodità, dallo stare in salute e vivere più a lungo. La scienza non può fornire all’uomo la risposta alla sua funzione sociale, alle domande che da sempre si pone: cosa siamo e dove andiamo, perché esistiamo, cosa c’è dopo la vita, esiste un Dio o un essere superiore, quale sarà la sorte dell’umanità, cosa c’è oltre l’universo conoscibile, perché esiste la sofferenza, le guerre, l’amore e l’odio. Ed è appunto all’inizio del Novecento che ci si pone queste domande; quando appare sullo scenario mondiale la lotta per l’abolizione della schiavitù, l’orrore della prima guerra mondiale, la condizione dello sfruttamento nelle fabbriche.

Il nostro vivere è fatto anche di etica, di sentimenti e di passioni a cui la scienza difficilmente può dare spiegazioni. La scienza si occupa dell’uomo come organismo biologico, ma l’uomo è dotato di coscienza. E alla coscienza la scienza non occorre. La scienza viene contestata, quindi, come proposta di organizzazione del sociale, come tendenza a oggettivizzare l’uomo, ponendolo come oggetto di scienza e non come soggetto. Cos’è l’uomo e cos’è l’io sono domande a cui la scienza non può rispondere. L’essere è interrogato da una coscienza: è l’uomo che interroga se stesso.

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Published by Monica Cadoria - in Storia e Filosofia
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8 aprile 2012 7 08 /04 /aprile /2012 10:36

http://www.gbopera.it/wp-content/uploads/2009/11/I-Capuleti-e-i-Montecchi-copia-5-517x768.jpgTitolo: I Capuleti e i Montecchi. Compositore: Vincenzo Bellini. Librettista: Felice Romani. Prima rappresentazione: 11 marzo 1830 al Teatro La Fenice di Venezia. Personaggi principali e ruoli: Romeo Montecchi (mezzosoprano), Giulietta Capuleti (soprano), Tebaldo (tenore), Lorenzo, medico della famiglia Capuleti (basso), Capelio Capuleti, padre di Giulietta (basso). Atti: due. Trama: dedicata alla celebre coppia di innamorati di Verona, la storia è basata sull’ampia tradizione letteraria (novella di Matteo Bandello del 1554 e tragedia Romeo e Giulietta di William Shakespeare). L'azione si svolge  a Verona dove da anni  due grandi famiglie, i Montecchi e i Capuleti, sono consegnati  ad un odio inestinguibile (di cui si ignorano peraltro le cause). Due ragazzi di queste famiglie, Romeo e Giulietta sono segretamente innamorati... Brani celebri: È serbato a questo acciaro, cavatina di Tebaldo, Se Romeo t'uccise un figlio, cavatina di Romeo, Oh! quante volte, oh quante!, romanza di Giulietta, Se ogni speme è a noi rapita, stretta del finale, Deh tu, deh tu bell'anima!, romanza di Romeo.

Per la prima rappresentazione è stato scelto il mezzosoprano en travesti per la parte di Romeo, ruolo affidato a Giuditta Grisi.

Libretto dell’opera sul sito: http://www.librettidopera.it/capumon/capumon.html

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