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  • Studi in scienze sociali (diritto, sociologia, filosofia, pedagogia, psicologia). Appassionata di letteratura classica, storia e filosofia, logica/matematica e musica. Professionista nella grafica editoriale
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10 settembre 2011 6 10 /09 /settembre /2011 13:42

http://farm8.staticflickr.com/7188/6786814652_2bf363f685_m.jpgLa ben nota “ira di Achille”, il valoroso guerriero acheo protagonista dell’Iliade non fu causata dalla morte dell’amico Patroclo, come generalmente si pensa. Alla base ci sarebbe una storia di donne… 

Un eroe dai tratti a volte discutibili, forse un po’ orgoglioso e presuntuoso nella convinzione della sua invulnerabilità. Sicuramente permaloso e vendicativo. Ecco come ci appare Achille, il mitico eroe raccontato nell’Iliade, poema omerico sugli ultimi cinquantuno giorni della guerra di Troia. Il tema dell’ira di Achille costituisce l’argomento portante di tutto il poema. L’Iliade si apre su uno scenario in cui Achille è già furibondo; la sua rabbia è introdotta già dall’incipit del famoso proemio: “Cantami, o diva, del pelide Achille l’ira funesta…”. Ma in quel frangente il caro amico Patroclo è vivo e vegeto, tanto è vero che diversamente non si spiegherebbe il prosieguo del proemio “…che infiniti addusse lutti agli achei”. Ovvero, perché l’ira di Achille si sarebbe riversata proprio sui suoi compagni d’armi?

A scatenare tanta furia fu un accadimento del tutto diverso. Il comandante dell’esercito greco, Agamennone, aveva ottenuto come schiava, quale bottino di guerra, una ragazza di nome Criseide. Costei era figlia di Crise, sacerdote di Apollo. Crise aveva interceduto presso Agamennone per riavere la libertà dell’amata figliola, ma il comandante greco aveva rifiutato la restituzione. Apollo allora, che oltretutto era schierato a favore dei troiani, per vendicare il suo sacerdote manda una terribile pestilenza nell’accampamento acheo. Agamennone, per placare l’ira del dio, è costretto a restituire Criseide a suo padre, ma per compensare la perdita subita, sottrae ad Achille la sua schiava Briseide. Achille si infuria a tal punto per l’affronto ricevuto che decide di non combattere più a fianco degli achei, sapendo che senza il loro miglior guerriero avrebbero subito perdite gravissime. Rivolge infatti ad Agamennone parole durissime: “Tanti ne cadranno sotto la mano d’Ettore omicida; e ben dentro di te ti roderai di rabbia il cuore, perché onor negasti al più gagliardo dei guerrieri achei…”.

Le schiave presenti in un campo di battaglia avevano anche il ruolo di amanti dei loro padroni. Tra Achille e Briseide era nata quindi una piccola storia d’amore. Anche in una scena del colossal del 2004 diretto da Wolfgang Petersen, Troy, si vedono Briseide (Rose Byrne) e Achille (Brad Pitt) giacere nudi sul pagliericcio di pelli nella tenda di Achille. Il motivo della famosa ira funesta è quindi soltanto una storia…di sesso.

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Published by Monica Cadoria - in Storia e Filosofia
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31 agosto 2011 3 31 /08 /agosto /2011 19:56

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/fd/Martin_Heidegger_-_Sein_und_Zeit.jpg/215px-Martin_Heidegger_-_Sein_und_Zeit.jpgCon la pubblicazione di Essere e tempo (1927), Martin Heidegger dà avvio al proprio distacco dalla fenomenologia. Nel formulare il suo pensiero, Heidegger respira tutta la crisi che caratterizza il suo tempo, contestando alla scienza di porre l’uomo come oggetto e non come soggetto.

Il suo intento è quello di ricercare la natura costitutiva degli oggetti a partire dal soggetto e dalla coscienza trascendentale. Partendo dal pensiero di Edmund Husserl, padre della fenomenologia, Heidegger arriva a contestare la possibilità di una “conoscenza in assoluto”,  ovvero ripulita dai giudizi e dalle esperienze. Per Heidegger questo punto di arrivo è fuorviante, perché non può esistere “l’io” puro e indeterminato.

per saperne di più

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Published by Monica Cadoria - in Storia e Filosofia
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12 agosto 2011 5 12 /08 /agosto /2011 17:04

Dopo millenni di storia, il mistero di un culto che perdura immutato nelle più grandi religioni del mondo moderno

http://farm8.staticflickr.com/7044/6932876681_b34f400ab8_m.jpgLa storia del popolo ebraico nell’antichità è documentata in modo circostanziato e preciso dalle scritture bibliche, la cui redazione si basa su tradizioni tramandate oralmente. La trasformazione delle grandi famiglie patriarcali in ordinamenti più vasti di carattere statale caratterizza l’oriente mediterraneo, culla della civiltà, fin dal IV-III millennio a.C. La potenza delle formazioni statali è mantenuta attraverso un profondo legame con le divinità dei re e faraoni. Le credenze religiose e la formazione di divinità antropomorfe furono necessari all’uomo, ancor prima della ragione e dell’osservazione, per la spiegazione dei fenomeni naturali: si formarono così miti intorno all’origine del mondo, al destino dell’umanità, alla morte e alle grandi forze che dominavano la natura. Allo sviluppo dell'apparato sociale, con le inevitabili conseguenti lotte di classe e abusi di potere, derivò la necessità di formulare delle leggi scritte per regolare le strutture fondamentali dello stato (famiglia, proprietà, lavoro). La conformità alla legge rappresenta il criterio originario della distinzione tra bene e male, dando l’avvio a una prima formulazione dell’etica. Alle divinità furono attribuiti non soltanto i caratteri fisici dell’uomo (è l’uomo che crea il dio a sua immagine e somiglianza), ma anche i suoi tratti caratteriali (volubilità, irascibilità, senso della vendetta). Gli innumerevoli culti locali, disomogenei e disorganizzati, non poterono quindi essere idonei al pensiero dei ceti progrediti e delle classi più colte, che tentarono di sostituire alle religioni politeistiche antropomorfe il culto di un unico dio, creatore e protettore di tutti gli esseri viventi e di tutte le cose. Nel popolo ebraico si sviluppò quindi un intransigente monoteismo. Se è comprensibile la nascita del culto e la necessità di passare dal primitivo stato di tribù nomadi a una organizzazione più strutturata che avesse in un territorio fisso la possibilità di edificare un tempio come centro della religiosità, quello che rimane così misteriosamente differente è come questo culto abbia potuto rimanere così immutato nel corso della storia; come questo Dio sia stato così “convincente” da rappresentare la base delle più grandi religioni monoteiste del mondo, mantenuto in vita da uno straordinario popolo che, disperso ed esiliato, dominato da culture differenti (babilonesi, persiani, greci, romani) non ha mai rinunciato a mantenerlo “incontaminato” dalle influenze straniere, così come non ha mai rinunciato alla speranza di tornare nella terra dove era stata edificata la sua dimora.

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