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  • : Blog di Monica Cadoria
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  • : Spazio dedicato a ricerche e articoli di storia, filosofia, scienze sociali, letteratura, matematica, musica
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  • Monica Cadoria
  • Studi in scienze sociali (diritto, sociologia, filosofia, pedagogia, psicologia). Appassionata di letteratura classica, storia e filosofia, logica/matematica e musica. Professionista nella grafica editoriale
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14 giugno 2015 7 14 /06 /giugno /2015 20:16

Nell'allegoria delle stagioni, l'inverno è associato alla morte, alla natura che si riposa, ed è sovente rappresentato con una figura di vecchio, a volte infreddolito e coperto da un mantello e ad alberi spogli. È correlato a principi sotterranei quali l'oscurità e l'umido, che nell'iconografia sono rappresentati da rettili e anfibi (serpenti e salamandre).

La derivazione del nome è latina, hibernum (tempus), "stagione invernale", è la quarta stagione dell'anno ed è consacrato a Efesto (Vulcano). Altre correlate sono Crono (Saturno) e Giano; mentre altri simboli sono la notte, l'acqua, il temperamento flemmatico, la vecchiaia, la morte, le ore.

All'inverno sono dedicati i Saturnalia (feste in onore di Saturno), che si svolgevano tra il 17 e il 19 dicembre; il capodanno romano, consacrato a Giano; il Carnevale, che celebra la fine della stagione invernale e il ritorno della primavera.

La stagione è correlata al dio Saturno, che regge i segni zodiacali dell'Acquario e del Capricorno, ed è venerato come signore del tempo, e Giano bifronte, ovvero la divinità che consacrava l'inizio dell'anno romano (caput anni). Efesto, dio del fuoco, viene associato quale protettore dei mestieri artigianali che normalmente si svolgono in questa stagione.

Nell'iconografia rinascimentale e barocca la stagione invernale è spesso rappresentata attraverso il mito di Prosperina rapita da Plutone, o attraverso immagini del lavoro artigianale e della vita contadina. Nei Cacciatori nella neve, di Pieter Bruegel il Vecchio (1565, Vienna, Kunsthistorischers Museum), vengono rappresentati uomini di ritorno dalla caccia, che rappresenta l'atteso riposo invernale corrispondente alla sesta stagione del calendario fiammingo (nelle Fiandre l'anno solare veniva diviso in sei parti distinte: le quattro stagioni tradizionali, l'antiprimavera e il tardo autunno). Sullo sfondo, il focolare e il mastello alludono all'uccisione del maiale; mentre sulla sinistra del quadro vengono rappresentati i giochi invernali (pattinaggio e bocce su giacchio).

Oltre alla caccia si possono trovare iconografie della raccolta della legna e dell'uccisione del maiale, altre attività tipiche della stagione invernale.

Giusppe Arcimboldi, nella sua rappresentazione dell'inverno, allude all'elemento acqua, principio sotterraneo legato al Regno dei morti (fiume Stige) e alla fonte primordiale della vita cosmica (Oceano) e terrestre (Nettuno).

In altre opere dove prevale un forte spiritualismo religioso, l'inverno diventa simbolo di speranza e fede cristiana ed è raffigurato attraverso paesaggi spogli e innevati.

Il serpente, che rappresenta sia l'oscuro mondo degli inferi, sia il potere rigenerante della natura è presente ne L'inverno, di Nicolas Poussin (1660-164, Parigi, Louvre), insieme all'arca, che allude alla continuità della vita ultraterrena e al pallido sole velato, simbolo della morte. La trasposizione celeste del serpente è il fulmine, scelto da Poussin per rappresentare l'inverno tramite il mito del diluvio universale.

Ne Il trionfo dell'Inverno di Antoine Caron (1521-1599), si trovano molti simboli legati alla stagione invernale. Sullo sfondo, il colore bianco che declina nelle tonalità del ghiaccio, del grigio-verde offre un'immagine viva del rigido clima.

In primo piano, a destra, si riconoscono il dio Apollo alla testa di un corteo, mentre suona una cetra (rivisitata alla maniera cinquecentesca); Mercurio, con il caduceo, l'elmetto e gli immancabili sandali alati; Minerva, con la testa di Medusa incastonata nella corazza. Chiude il corteo Vulcano, dio del fuoco, divinità tradizionalmente legata all'inverno in quanto il fabbro svolgeva il proprio mestiere in questo periodo dell'anno, quando l'agricoltura non necessitava di manodopera. Il corteo precede un cocchio trainato da uccelli bianchi che portano in trionfo L'Inverno, rappresentato come un vecchio con capigliatura lunga e bianca, e vesti color ghiaccio.

Il carro trionfale è presente in altre opere del Caron, come le Storie di Giuseppe, in cui su di un solo sfondo su susseguono le vicende del Vicerè che entra in scena su un carro trionfale trainato da fanciulli coronati d'alloro.

Questa dell'inverno è una delle quattro tele del cosiddetto "Trionfo delle Quattro stagioni", motivo che si ritrova in altri pittori del Rinascimento italiano. I carri trionfali sono un classico del teatro barocco: nel quadro cinquecentesco è forse più vicino al ricordo del carro carnevalesco o ai carri che trasportavano le scene delle sacre rappresentazioni (i peageant) medievali in Francia diffuse anche nei secoli seguenti.

Appena dietro Apollo, Saturno si dirige verso il tempio di Giano, che domina lo sfondo del dipinto. Ha in mano una chiave, in quanto sarà colui che aprirà le porte dell'anno nuovo. Oltre alla tradizionale stampella, Caron utilizza il volto bifronte, rivolto al passato e al futuro.

Sullo sfondo di destra la città è imbiancata dall'abbondante nevicata. Il paesaggio naturale e urbano non sono rappresentati con attenzione e ordine: a Caron interessa vedere i suoi soggetti in uno spazio scenografico in cui personaggi e forme si mostrano come apparizioni del teatro rinascimentale.

Il trionfo dell'Inverno, Antoine Caron, 2568-1570, Parigi, Collezione privata

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13 febbraio 2015 5 13 /02 /febbraio /2015 21:38

L'autunno è simboleggiato nell'iconografa classica da un uomo in età virile con in mano grappoli d'uva e ali ai piedi. Nella mano destra si può trovare la bilancia, che simboleggia l'equinozio, con due globi bianco e nero.

I simboli sono il tino, l'uva, il cesto di frutta e la lepre (animale la cui caccia avviene a novembre).

 

La stagione à consacrata a Dionisio. Le divinità e i simboli correlati sono Dionisio, Vertumno, crepuscolo, terra, malinconia, inizio della vecchiaia. Le feste consacrate all'autunno sono i Misteri dionisiaci e i Vertumnalia romani.

L'autunno è tempo del raccolto nei campi e frutto del sapere umano applicato al governo della natura. Dionisio, a cui la stagione è dedicata, era la divinità che presideva il culto della vite in varie parti del mondo antico, dall'Europa all'Asia e all'Africa settentrionale. Altra pianta autunnale associata a Dionisio è l'edera, cibo delle Menadi. Gli antichi facevano corrispondere le stagioni equnoziali dell'autunno e della primavera con il mito della morte e della rinascita.

Per rappresentare l'autunno molti artisti hanno usato l'immagine della vendemmia, con le fasi della raccolta e della spremitura dell'uva.

Nell'iconografia occidentale il paesaggio dell'autunno può rappresentare allegoricamente la vecchiaia e la vicianza della morte (inverno).

Nelle tele l'autunno è spesso raffigurato con la rappresentazione dei lavori tipici della stagione, legati alla vendemmia e alla spremitira del'uva, come nella tela Autunno, di Jacopo Bassano, ricco di figure intente ai lavori artigianali e agli animali, che in questa stagione vengono fatte rientrare dai pascoli estivi.

Nel quadro di Dominicus van Wijnen, Un astrologo osserva l'equinozio d'autunno, si ritrovano i simboli della stagione: in basso a sinistra il tramonto del sole allude alla vecchiaia, al declino. La parte sinistra del dipinto è occupato dalle figure del Giorno e della Notte, il cui bacio simboleggia l'equinozio.

Sulla destra, l'atronomo che osserva l'equinozio e la luce fioca rappresentano allegoricamente l'autunno.

 

Un astrologo osserva l'equinozio d'autunno, Dominicus van Wijnen, 1680, Varsavia, Muzeum Narodowe.

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3 marzo 2014 1 03 /03 /marzo /2014 19:56

Nella volta della Cappella Sistina affrescata da Michelangelo Buonarroti, la Separazione della terra dalle acque è l’ultima delle tre scene legate alla Creazione del mondo ed è la seconda delle scene minori della Genesi contando dalla parete del Giudizio universale.

L’episodio rappresentato è ispirato dal Libro della Genesi. Michelangelo rompe l’ordine del testo biblico e inserisce la Separazione della terra dalle acque come seconda scena, a seguire alla Creazione degli astri e delle piante, che invece nel Libro della Genesi risulta essere compiuta in terza e quarta giornata. (MAGGIORI DETTAGLI)

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8 novembre 2013 5 08 /11 /novembre /2013 20:02

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3c/Michelangelo%2C_Creation_of_the_Sun%2C_Moon%2C_and_Plants_01.jpgQuesta seconda scena affrescata da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina fa riferimento a due diverse storie, che nel racconto biblico della creazione rappresentano il lavoro divino del terzo e quarto giorno. Quindi Michelangelo non segue la successione esatta delle giornate riportate nella Genesi, e fa seguire la creazione degli astri e delle piante al primo atto divino, ove vengono separate la luce e le tenebre.

Nell’affresco, i due momenti sono rappresentati nelle parti di destra e di sinistra, con una doppia figura divina, una frontale e una di terga. La parte destra predomina la scena e la figura è perentoria e severa, mentre nella parte sinistra sembra allontanarsi dallo spettatore.

Per saperne di più

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26 giugno 2013 3 26 /06 /giugno /2013 21:54

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/ff/Michelangelo_separation.jpg/360px-Michelangelo_separation.jpgQuesta scena della Genesi è la prima delle nove che affrescano la volta della Cappella Sistina. Michelangelo alterna le nove scene fra maggiori e minori, ossia di dimensioni più piccole e più grandi.

Le prime tre rappresentano il gruppo delle Creazione del mondo. Michelangelo fa riferimento a uno dei due racconti della creazione contenuti del libro della Genesi, quello di fonte sacerdotale, che immagina il mondo creato dal nulla per separazioni successive. Nel racconto, la separazione della luce dalla tenebre avviene il primo giorno, quindi Michelangelo la colloca come prima scena, scorrendo lo sguardo a partire dalla parete del Giudizio universale. (MAGGIORI INFORMAZIONI)

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