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  • Monica Cadoria
  • Studi in scienze sociali (diritto, sociologia, filosofia, pedagogia, psicologia). Appassionata di letteratura classica, storia e filosofia, logica/matematica e musica. Professionista nella grafica editoriale
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5 giugno 2014 4 05 /06 /giugno /2014 00:09

Decisamente un momento fortunato per le cantanti cilene. A cominciare naturalmente da Ana Tijoux che esonda in tutta Europa col suo rap 1977 e dalla grande cantautrice Elisabeth Morris, che continua a consolidare il suo successo in patria, collaborando con i più grandi nomi del paese.

Natalia-Contesse.jpgFra queste due potenze femminili una nuova stella si fa strada irradiando la luce della sua splendida musica. Si tratta di Natalia Contesse, una giovanissima cantautrice cilena nata a New Orleans il 21 giugno del 1978 che ha deciso di dedicarsi alla musica popolare e che affonda le radici i quei ritmi e in quelle sonorità che negli anni ’50 e ’60 sono state così sapientemente recuperate dalla immensa Violeta Parra.

Natalia è compositrice, cantautrice e ricercatrice della cultura tradizionale. Il suo repertorio comprende ritmi tradizionali quali tonadas, cuecas, décimas e refalosas, con arrangiamenti molto elaborati e con l’integrazione di elementi moderni. Lavora alla Escuela Chilena de Folclor y Oficios, proprio quel posto dove, nell’anno 1965, Voleta Parra installò il suo grande tendone da circo con il sogno di creare lì la prima Uniersità del Folklore del Cile, un centro di arte popolare. Perché la vera cultura, quella che non si insegna da nessuna parte, è la storia e la memoria di ciò che siamo come popolo, l’origine incosciente di quello che oggi ci conforma in molti aspetti. Qui Natalia cerca di dare vita e, in qualche modo, continuare questo grande sogno di Violeta.

Nel 2001 lancia il suo primo album, Puñado de tierra (Pugno di terra), risultato di una ricerca costante della tradizione e vincitore di due importanti premi in patria. «Nel linguaggio della nostra terra», dice Natalia, «abitano questi generi musicali e questi sono parte importante del "potere" del popolo; sono memoria, storia, identità. È bello creare partendo da lì».

Corra la voz 1Nel 2013 esce il suo secondo disco, Corra la voz (Corra la voce), registrato negli Estudios Triana con la collaborazione di musicisti di gande fama.

In Corra la voz, Natalia Contesse continua il suo impegno per la costruzione della parte di ricerca della cultura tradizionale cilena. Troviamo in questo disco cuecas, tonadas, décimas, canción en seguidilla, verso encuartetado, aire de refalosa e coplas, che fondono il tradizionale con il mondo contemporaneo, con arrangiamenti molto elaborati dal produttore Javier Cornejo.

Guitarras traspuestas, piano, oboe, acordeón, trompetas, cuerdas e panderos chilenos, tra gli altri, formano parte dell’universo sonoro e strumentale .

Il tema del refrán (proverbio popolare) entra con forza in questo disco: Natalia effettua una ricerca, una selezione e rigenerazione di proverbi e converte i detti popolari nella spina dorsale e cordone ombelicale del disco.

«Nei proverbi sta la saggezza con cui i nostri antenati ci hanno insegnato, di bocca in bocca e di generazione in generazione, le buone notizie, che oggi arrivano e danno nome a questo album, Corra la voz», dice Natalia.

El amor, La muerte, La vida, La semilla, La pasión, La verdad e la Carpa de Violeta en la Comuna de La Reina sono state l’ispirazione per le tematiche del disco. Fa parte del lavoro anche una reinterpretazione di Miren como sonríen, di Violeta Parra.

 

Per ascoltare le canzoni di Natalia Contesse, compreso l’album Corra la voz, http://www.nataliacontesse.cl/

 

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29 aprile 2014 2 29 /04 /aprile /2014 23:02

Sono sempre più i giovani musicisti cileni a scegliere repertori che si ispirano alle sonorità e ai contenuti della musica andina e della Nueva canción chilena (vedi precedente articolo dettagliato qui). Oggi abbiamo il piacere di intervistare Alejandro Díaz, membro del gruppo Viento andinos, uno dei complessi giovani che sta emergendo e si sa imponenedo con autorità (ha già vinto numerosi premi), a pochi giorni dal grande concerto che si terrà il 24 maggio presso il Pub La Máquina (Seminario 65, Providencia, Santiago del Cile) alle ore 21.00. Per maggiori informazioni visitare la pagina Facebook dell'evento.

 

viento-andinos3.jpg

Vientos andinos

 

Cosa significa oggi per un giovane musicista suonare canzoni tradizionali e folkloristiche?

Per il nostro gruppo è realmente vitalizzante poter interpretare canzoni che provengono dal profondo delle nostre radici. Vientos andinos cerca di trovare una sonorità nella quale i nostri antenati hanno lasciato traccia con qualcosa di molto semplice come la musica e anche nella quale le loro tradizioni e la loro esperienza fino a oggi rappresentano questo spirito che i giovani devono seguire come strada per arrivare a un fine superiore. Fortunatamente tutti i membri del gruppo sono fedeli alla musica andina, ancor più che appartiene al nord del paese, che con la sua grande immensità del deserto mostra paesaggi e sogni che qualche giorno ci piacerebbe condividere con tutta la nostra gente.

 

Cosa rappresentano per voi oggi personaggi come Victor Jara e Violeta Parra?

Nella storia del nostro gruppo sono sempre presente stelle che devono guidare il nostro cammino musicale. Vediamo sempre queste stelle con allegria e voglia di andare avanti, per seguire la strada di cui parlavo prima. Queste stelle a cui aspiriamo sono Victor Jara e Violeta Parra, musicisti che hanno lasciato il meglio di loro stessi al mondo intero. Consideriamo Victor e Violeta come i nostri padri musicali: la relazione di amore che teniamo con loro ci consegna sempre qualcosa di nuovo per il nostro sapere musicale. Come madre, Violeta ci porta gli strumenti del nostro verde continente, pieno di speranza e ricco di sonorità che solo lei ha portato in Cile, così come strumenti come cuatro, charango, flauti di pan. Victor è il padre che ti insegna l'essenziale per percorrere un cammino, affrontare nuove avventure ma sempre con il pensiero importante per gli altri, per le riflessioni sulla realtà, per interpretare con sentimento. Le sue canzoni riempiono il nostro gusto per la musicaesperiamo che l'affetto del padre ci accompagni fino ai nostri ultimi giorni.

 

Perché il nome Vientos andinos?

Vientos andinos nasce in un momento delle nostre vite in cui non sapevamo qual'era questo grande nord al quale volevamo arrivare. Tutti i componenti provavano amore per la musica tradizionale, favorita dall'ammirazione dei nostri gruppi più famosi, come gli Inti-Illimani, i Quilapayn, gli Illapu, e, chiaramente, i nostri Victor e Violeta. Questo sentimento di similitudine doveva essere trasmesso alla gente con prudenza ma anche con intensità, così come il Vento usa prudenza quando soffia sulle sabbie nel nostro deserto, ma rappresenta anche l'intensità delle sue raffiche che creano montagne di emozioni come il cantare o interpretare questo mondo delle Ande, che è lontano, ma vicino nel cuore. Chiaramente le sonorità di kena e sikus, accompagnati dal charango erano un mondo di trasformazione che noi giovani cominciavamo a scoprire: anche se alcuni temi avevano più di 50 anni ogni volta che li suoniamo non sembravano avere questa età e in più troviamo delle risposte. È per questo che ci entusiasma suonarli, per il semplice fatto di essere parte di essi.

 

Cosa significa per voi la musica e i ritmi andini?

Le Ande sono tanto ricche di sonorità che è persino difficile immaginarle. Questa è la ricerca che stiamo facendo, per poter comprendere cosa sia in piccola parte questo meraviglioso mondo dentro questo grande mondo che è la musica. Le Ande ci dividono nella musica, ma perché nel nostro cuore non ci dividano in frontiere bisogna sapere che ritmi così lontani ci sfidano a comprendere il perché di ognuno di questi ritmi, partendo da un fine religioso, di amore o semplicemente per far suonare una quantità di note di un sikus o di un charango per riempire il cuore. Questa è la cosa meravigliosa che fa sì che uno possa realizzare musica latinoamericana senza lasciare da parte altri paesi del nostro verde continente, sapere che si cono ritmi e sonorità che derivano dalle emigrazioni afro, come in Perù e in Brasile, o scoprire variazioni della chitarra come il tiple colombiano e il cuatro venezuelano, per non parlare dei tamburi argentini, o delle percussioni del centroamerica. Siamo alla ricerca costante che i suoni delle Ande siano rappresentati non solo con perfezione ma con qualcosa che sa più del cuore e crediamo ce la musica delle Ande, la musica latinoamericana, non ha un senso ritmico definito, la musica ha tempi maematici, a la musica che nasce dal sentimento di impegno e di amore deve essere rinforzato dal sentimento di ognuno degli esecutori.

 

Come avete imparato a suonare strumenti come charango e sikus?

Gli strumenti ci sono arrivati come a qualsiasi bambino arriva una palla da calcio o una bicicletta. Il gioco è l'iniziazione più bella di quello che è la musica, ricercare suoni, cercare piccole melodie. Le canzoncine sono il gioco che uno comincia senza sapere che più avanti saranno parte della vita forse per sempre. Nella nostra infanzia, ognuno di noi sapeva suonare gli strumenti basilari che si imparano a scuola, come la chitarra, il flauto dolce, il vibrafono e dai quali derivano strumenti più complessi, da lì nascono questi strumenti latini o andini che cerchiamo con il proposito di emulare questi maestri della radice latinoamericana come sono gli Inti-Illimani, i Quilapayun, Victor e Violeta. Tutti loro scoprono la musica nell'anonimato e apprendono solamente guardando gli altri o dall'insegnamento di base della scuola o della famiglia. Così siamo anche noi, siamo musicisti autodidatti. che cercano il suono fedele al Fa sentito dall'orecchio, o questo accordo di chitarra che esce dalle corde dell'ammirevole maestro Horacio Salinas duante la sua esecuzione, o quello stupendo arpeggio di Horacio Durán in alcune canzoni come Campanitas-Mis llamitas. Ilmondo musicale nasce dal sentire che ognuno di noi può essere migliore, e questo fa sì che la musica riempia questo spazio che in alcuni monenti della vita non può essere riempito dal sociale.

 

La musica che oggi si ispira alla Nueva canción chilena ha ancora una connotazione politica?

Noi consideriamo la musica che interpretiamo come un atto dentro il sentimento politico, con questo lasciamo chiaramente che ognuno dei membri del gruppo abbia definito il suo mondo rispetto ai suoi sentimenti e alla affinità politica. Dobbiamo mettere il rispetto come priorità per poter fare musica di contenuto. La Nueva canción chilena della fine anni Sessanta e inizio anni Settanta rifletteva il sentimento sociale nel quale vivevano i giovani e in loro si osservano le grandi disuguaglianze che si producevano per le differenze di opinioni o semplicemente per essere distinti dagli altri. Le parole di cantautori come Angel e Isabel Parra, o della stessa Violeta sono il riflesso della situazioe di quegli anni. Quegli anni che sfortunatamente ancora oggi asserviamo nei notiziari e nei giornali. È qui che ogni volta che cantiamo le canzoni di quegli anni lo facciamo riflettendo sul fatto che la musica deve avere un grado di connotazione politica per comprendere il periodo che va da quegli anni ai nostri giorni e che si cerchino soluzioni o anche solo che la gente sappia che in Cile ancora ci sono situazioni che a nessuno di noi piace vivere.

 

Entrevista a Alejandro Díaz del conjunto Vientos andinos

¿Qué significa hoy para un joven músico tocar temas tradicionales y folklóricos?

Para nuestro conjunto es realmente vitalizante poder interpretar canciones y sonidos que vengan desde lo más fondo de nuestras raíces. Vientos andinos busca encontrar una sonoridad, en el cual nuestros antepasados dejaban huella con algo tan simple como es la música, y en el cual además sus tradiciones y sus experiencias hasta el día de hoy representan ese espíritu que el joven debe seguir como senda para llegar a un fin superior. Felizmente, todos los integrantes del conjunto tienen un grado de compromiso y de fidelidad por escuchar música folklórica y más si es de ese norte que con su inmesidad de desierto muestra paisajes y sueños que algún día nos gustaría compartir con toda nuestra gente.

 

Alejandro-Diaz.jpg¿Que representan para uds personajes como Víctor Jara y Violeta Parra?

En la historia de nuestro conjunto siempre están presentes estrellas que deben guiar nuestra senda de la música de raíz, esas estrellas siempre las vemos con algo de sonrisa y de empuje por el seguir de ese compromiso que comentaba anteriormente. Esas estrellas que las vemos en la pretensión son Víctor Jara y Violeta Parra, músicos que entregan lo mejor de ellos para el deleite de millones por el mundo. Víctor y Violeta los consideramos como nuestros padres musicales, en el cual siempre su relación de amor entrega algo nuevo a nuestro conocimiento musical. Como madre Violeta nos trae los instrumentos de nuestro continente verde, lleno de esperanza y enriquecido con sonidos que a nuestro país no llegaban si no por la referencia de la propia Violeta, es así entonces que cuatros, charangos, zampoñas, entre otras cosas son los que no deja como legado. Víctor es el compromiso, ese padre que te enseña lo esencial para seguir por una misma senda, recorrer nuevas aventuras pero siempre con pensamiento en algo tan importante como es el compromiso por el otro, reflejar realidades, interpretar con sentimiento, Ese padre es el que vemos en Víctor, sus canciones y sus instrumentales llenan nuestro paladar por la música, siempre esperamos que el cariño del padre nos acompañe hasta nuestros últimos días.

 

¿Porque el nombre Vientos andinos?

Vientos andinos nace de un momento de nuestras vidas en el cual no tenía un sentido musical sin saber cual era ese norte del cual queríamos llegar. Es allí que surgió de buscar un nombre para el conjunto. Todos los integrantes tenían un sentido por la música de raíz muy comprometida por la admiración de nuestros mayores como el Inti Illimani, el Quilapayún, los Illapu, y claro a nuestros padres Víctor y Violeta. Pero ese sentido de pertenencia debía ser transmitido con algo de prudencia pero a la vez con algo de intensidad a la gente cuando nos escuchara, es así que el Viento marca la prudencia al soplo de arenas en nuestro desierto, pero que también representa intensidad con sus ráfagas del cual crean montañas de emociones en el mismo compromiso de cantar o interpretar ese mundo lejano como son los caminos hacia el andes, pero cercano en el corazón. Y lo de andinos es claramente que la sonoridad de Kenas, Sikus, acompañados por Charangos, eran un mundo de transformación del cual nosotros a temprana edad nos comenzó en un principio a encontrar un porque de ello hasta en nuestros días que descubrimos que esas canciones o esos instrumentales pueden cumplir más de 50 años, pero que cada vez que las tocamos no cumplen esa edad, y además vamos encontrando respuestas, que desde eso nos entusiasma a seguir tocándolas por el simple sentido de ser partes de ellas.

 

¿Qué significan para uds la música y los ritmos andinos?

El andes está lleno de sonoridades que nuestro sentido es capaz difícil de imaginar, esa es la búsqueda que estamos llevando a cabo para poder comprender en que sea una pequeña parte el sentir y entender de este maravilloso mundo dentro de este gran mundo como es la música. El andes que divide en esta música, pero para que en nuestros corazones no se dividan en fronteras lleva a saber que ritmos tan lejanos nos hagan el desafío de comprender el porqué de cada unos de esos ritmos partiendo desde un fin religioso, amoroso o simplemente de hacer sonar una cantidad de notas que llenen el corazón de un Sikus o de un Charango. Eso es lo grandioso que hace que uno realice música latinoamericana sin dejar de lados otros países de nuestro verde continente, saber que hay ritmos y sonidos que comprendan las emigraciones afro, como en Perú y en Brasil, o descubrir variaciones de guitarras como el Tiple Colombiano y el Cuatro Venezolano, y que más decir de los bombos en Argentina, o los cueros y percusiones de Centroamérica. Estamos en búsqueda constante de que los sonidos del andes sean representados no solo con perfección si no con algo que sea más del corazón y creemos que la música del andes, la música latinoamericana no tiene un sentido rítmico definido, la música tiene compases matemáticos, pero la música que nace del sentido de compromiso y amor debe ser fortalecido con el sentimiento de cada uno de los ejecutantes.

 

¿Como aprendieron a tocar instrumentos como charango y sikus?

Los instrumentos llegaron a nosotros como cual niño descubre el porqué de una pelota de futbol o una bicicleta. El juego es la iniciación más bella para lo que es la música (opinión propia), el buscar los sonidos, buscar pequeñas melodías, las pequeñas canciones son el juego que uno empieza a saber que más adelante serán parte de uno y quizás para siempre. En nuestra niñez, cada uno sabia tocar los instrumentos más básicos que se dan en las escuelas como: las guitarra, la flauta dulce, el metalofono, y que de allí derivan a instrumentos de un grado de complejidad un poco mayor, de allí surgen esos instrumentos latinos o andinos que buscamos con el propósito de emular a esos maestros de la raíz latinoamericana como son los Intis, los Quila, Violeta y Víctor. Todos ellos en gran parte provincianos, que descubren este sentir de la música desde el anonimato y con un grado de sentido del aprender desde la mirada o de la enseñanza básica desde la escuela o la familia. De esa parte somos nosotros, somos músicos desde lo autodidacta, de buscar ese sonido fiel del Fa sostenido desde el oído, o ese acorde de guitarra desde la admiración del maestro Salinas en su ejecución, o ese maravilloso punteo de Durán en Campanitas-Mis llamitas. El mundo musical surge desde el sentir de cada uno de nosotros por ser mejores personas, y eso lleva que la música llene ese espacio que en instantes de la vida, la sociedad no lo puede llenar.

 

¿La música chilena que se inspira hoy a la Ncch tiene aún connotación política?

La música que nosotros interpretamos la consideramos como un acto dentro del sentir político, en eso dejamos muy en claro que cada uno de los integrantes tiene definido su mundo respecto al sentir de su corazón y la afinidad a lo que siente cada uno como compromiso político, es así entonces que debemos poner el respeto como prioridad para luego hacer música de contenido. La Nueva Canción Chilena de los finales de los años 60 y comienzos de los 70 se reflejaba en el sentir de la sociedad en el cual estaban inmersos los jóvenes, y en ellos observan las grandes desigualdades que se producían por las diferencias de opinión o simplemente por ser distinto del otro, esas letras de cantautores como Ángel o Isabel Parra, o las mismas de Víctor solo reflejan la situación de esos años. Esos años que lamentablemente hasta nuestros días todavía observamos en los noticieros o en los periódicos. Es así que cada vez que cantamos alguna canción de esos años lo hacemos con un sentido de reflexión y de compromiso de que la música debe tener un grado de política para comprender el porqué de esa situación hasta nuestros días y buscar algún grado de solución o solamente que la gente sepa que en Chile todavía se observan situaciones que a ninguno de los nuestros le gustaría vivir.

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12 gennaio 2014 7 12 /01 /gennaio /2014 23:20

http://farm3.staticflickr.com/2842/11823685833_12378c99d6.jpgQuando Riccardo me l’ha fatta sentire me ne sono subito innamorata. Sarà perché adoro la bella musica; sarà perché adoro la bella musica d’autore; sarà perché adoro la bella musica popolare (dove l’aggettivo popolare è in senso positivo e indica ciò che esce dall’anima del popolo e non dagli interessi commerciali del mondo musicale). Sarà perché adoro Silvio Rodriguez, quell’immenso artista cubano così poco conosciuto in Italia, fondatore, insieme a Pablo Milanés e Noel Nicola, de Nueva Trova Cubana, movimento di rinnovamento della musica popolare cubana che inseriva testi progressisti e di contenuto politico. Fu grazie a questo movimento che la canzone cubana arrivò a livelli internazionali.

Sarà anche perché Rabo de nube, la canzone riadattata da Riccardo Pecoraro (nella foto) con parole e armonie tipiche della musica napoletana, è una della canzoni più belle scritte da Silvio Rodriguez.

Riccardo Pecoraro è un Maestro compositore e polistrumentista di Capri. E se la canzone napoletana è la sua prima passione, quella latinoamericana viene subito dopo, visto che per primo introduce, in quella che è la musica nostrana più amata e conosciuta all’estero, le sonorità e gli strumenti tipici della canzone popolare d’oltreoceano. È cantante, autore, chitarrista. La sua biografia artistica è di grande levatura (http://digilander.libero.it/ilcielodelsud/curriculum.htm). Membro de ’a Meza de Seje, Ligaia, la Barchetta, Capri Serenade. Autore di canzoni e opere cantate tra cui "La Pasqua Napoletana" (http://digilander.libero.it/ilcielodelsud/pasquanapoletana.htm). Autore del blog Il cielo di Capri (http://www.ilcielodicapri.com), tiene una pagina Facebook ed è appassionato anche di musica medievale e rinascimentale.

Con l’espressione Rabo del nube, a Cuba la gente indica l’uragano. Mantenendo fede allo spirito del testo originale di Silvio Rodriguez, Riccardo Pecoraro arrangia la musica e la dota del testo in lingua napoletana. Ne esce, a mio parere, un gioiello musicale, proprio perché Riccardo ha saputo magicamente trasportare il vero significato del testo a una realtà completamente differente, tanto che Viento ’ maestrale sembra sia stata scritta per la gente di Napoli e non di Cuba.

 

Questo è il testo letterale della canzone Rabo de nube di Silvio Rodriguez

Se mi chiedessero di esprimere un desiderio, sceglierei un uragano. Una tromba d’aria al suolo e una grande ira che sale. Uno spazzino di tristezze, un’acquazzone vendicativo, che quando rassereni assomigli alla nostra speranza...

Se mi chiedessero di esprimere un desiderio, sceglierei un uragano. Che si portasse via il cattivo e ci lasciasse il cherubino. Uno spazzino di tristezze, un’acquazzone vendicativo, che quando rassereni assomigli alla nostra speranza.

 

E questo il meraviglioso arrangiamento di Riccardo Pecoraro, inerpratata dai Ligaia, con la splendida voce di Maria Covino. Le stupende fotografie del video sono di Lello Mastroianni

 

VIENTO ‘E MAESTRALE

(Rabo de Nube) Silvio Rodriguez versione napoletana di Riccardo Pecoraro

 

Si Dio me desse nu desiderio

ce chiedarrìa nu viento ‘e maestrale

ca se pigliasse ogni cosa

ca ce facette cchiù male

e se purtasse ‘a tristezza

e ce turnasse criature

cu dint’a l’uocchie ‘a bellezza de l’acqua pura...

e se purtasse ‘a tristezza e ce turnasse criature

cu dint’a l’uocchie ‘a bellezza de l’acqua pura..

 

 

Si Dio me desse nu desiderio

ce chiedarrìa nu viento ‘e maestrale

c’a pioggia ca ce ‘nfunnesse

pe ce fa ancora abbracciare

e se purtasse ‘a tristezza

e ce turnasse criature

cu dint’a l’uocchie ‘a bellezza de l’acqua pura...

e se purtasse ‘a tristezza e ce turnasse criature

cu dint’a l’uocchie ‘a bellezza de l’acqua pura...

 

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2 dicembre 2012 7 02 /12 /dicembre /2012 11:35

E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porte, lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte, tristi semi di morte...
Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre, ma nei tuoi giorni dai profeti detti nasce Cristo la tigre, nasce Cristo la tigre...
(Canzone dei dodici mesi – Francesco Guccini)

Quando viene dicembre – Tosca (dal film Anastasia)

 

 

 

Dicembre – Giorgia

 

 

 

Il dicembre degli aranci – Mango

 

 

 

Dicembre – Amedeo Minghi

 

 

 

Ventidue dicembre – Riccardo Fogli

 

 

 

E poi ancora…

Dicembre – Matteo Becucci

Sei dicembre – Marta sui tubi

Dicembre – Roberto Angelini

Ventiquattro dicembre – Cappello a clindro

Una rosa a dicembre – Gino Vannelli

Venticinque dicembre – Francesco Baccini

Tredici dicembre – Albano

Lucia di Dicembre – Luca Bonaffini/Pier Angelo Bertoli 

Dicembre – Don Backy

Ventitre dicembre – Dilaila 

 

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1 novembre 2012 4 01 /11 /novembre /2012 12:02

http://strutturafine.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/morning_fog_and_oakjeffrey_conley.jpgCala novembre e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti, lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i morti... 
Cade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada, te pure; un giorno, cambierà la sorte in fango della strada, in fango della strada... 
(Canzone dei dodici mesi – Francesco Guccini)

 

Novembre - Giusy Ferreri

 

Sta passando novembre - Eros Ramazzotti

 

Una sera di novembre - Alice

 

Pioggia di novembre - Vinicio Capossela

 

E poi ancora…

Novembre - Davide Mogavero

12 novembre - Skoll

Novembre - Virginio Simonelli

Marghera 2 novembre - Banda Bassotti

Novembre - Garretti

11 novembre - Lighea

Novembre - Croma

Le luci di novembre - Kalashnikov

Novembre ’43 - Atarassia grop

In novembre - Yo Yo Mundi

Novembre - Anaemia

 

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