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  • Monica Cadoria
  • Studi in scienze sociali (diritto, sociologia, filosofia, pedagogia, psicologia). Appassionata di letteratura classica, storia e filosofia, logica/matematica e musica. Professionista nella grafica editoriale
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5 dicembre 2012 3 05 /12 /dicembre /2012 16:03

Nella sua opera principale, La divisione del lavoro, il sociologo francese Émile Durkheim (1858-1917) si prefigge di rispondere alla domanda se sia possibile stabilire l'ordine sociale. L'urgenza dell'analisi risponde alla necessità del periodo storico contemporaneo, quello della Terza Repubblica, caratterizzato dalla crisi politica e intellettuale seguita alla Rivoluzione francese.

Durkheim analizza il concetto di solidarietà così come si è è caratterizzato nelle società antiche e lo confronta con quello delle società moderne, fondate sulla divisione del lavoro e la differenze fra gli individui. Dall'analisi, si ricava che nelle società moderne i rapporti fra gli individui sono regolati da leggi e relazioni contrattuali: è questa la tendenza verso l'ordine sociale che caratterizza il progresso. (LEGGI ARTICOLO INTERO)

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Published by Monica Cadoria - in Sociologia
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3 ottobre 2012 3 03 /10 /ottobre /2012 14:39

4097633581_b3163f849e.jpgLa disciplina che si è occupata del cambiamento e dello sviluppo di “comunità” è generalmente l’antropologia culturale (metà del XIX secolo). Inizialmente il caposaldo di questa disciplina era la convinzione che tutti i popoli percorrono gli stessi stadi evolutivi fino a raggiungere l’apice, rappresentato dalla cultura occidentale.

Questa convinzione fu l’arma ideologica che soppiantò il vecchio colonialismo europeo a favore del neocolonialismo statunitense. Il funzionalismo dell’antropologo polacco Bronisław Malinowski (che ha radici nell’organicismo di Émile Durkheim) afferma che la cultura è un insieme che assolve a delle funzioni. Se le espressioni manifeste di una cultura sono dimensioni peculiari, le funzioni sono universali, perché sono risposte a bisogni  biologici e psicologici comuni alla natura umana. La portata operativa di tale modello teorico è notevole: questo approccio permette di comprendere le dinamiche dei prestiti e delle resistenze a livello culturale (per citare solo un vantaggio). Se le istituzioni sociali costituiscono delle risposte culturali a dei bisogni, diventa possibile “manipolare” correttamente il cambiamento culturale, cioè comprenderlo, facilitarlo, programmarlo.

L’approccio funzionalista ha dato origine a due modelli di intervento: quello ispirato all’antropologia culturale e attuato in un contesto capitalista e quello socialista ispirato alla sociologia dello sviluppo. I progetti italiani di sviluppo di comunità rappresentano una soluzione sintetica di queste due ideologie, ma generalmente si risolvono nella prima. Ambedue i modelli convengono che bisogna partire da “totalità sociali”. Il primo prende in considerazione totalità micro (comunità locali, aggregati minimi ecc.), il secondo assume la società totale, la totalità macro. Complessivamente l’orizzonte concettuale all’interno del quale variamente si muovono i progetti è il sottosviluppo (aree depresse interne, squilibri tra livelli di vita e ritmi di sviluppo ecc.).

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Published by Monica Cadoria - in Sociologia
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9 maggio 2012 3 09 /05 /maggio /2012 13:56

http://farm6.staticflickr.com/5333/7164772396_1058610922_m.jpgLa nascita della sociologia moderna si deve a grandi pensatori del XX secolo quali Karl Mark, Vilfredo Pareto, Max Weber e al francese Émile Durkheim (1858-1917). Storico delle religioni e antropologo, Durkheim si rifà all’opera del padre del positivismo Auguste Comte. Nell’opera Le regole del metodo sociologico (1895), Durkheim definisce l’oggetto di studio della sociologia, ovvero il fatto sociale. L’opera è basata sulla ricerca di un metodo scientifico da applicare alla sociologia, slegato da quello matematico-sperimentale: per Durkheim, infatti, la sociologia deve essere una scienza metodologicamente autonoma e basarsi sull’indagine empirica. Attraverso la classificazione del fatti sociali Durkheim definisce i tipi sociali. Altra opera di grande importanza è quella della Divisione del lavoro sociale, dove Durkheim introduce il concetto della coscienza collettiva. Dalle analisi sulla coscienza collettiva deriva il grande studio sul suicidio (Il suicidio. Studio di sociologia, 1897) dove il pensatore francese dimostra come alcuni fattori sociali (come l’anomia, ovvero la rottura degli equlibri sociali e dei valori) possa determinare in maniera considerevole il fenomeno. (MAGGIORI INFORMAZIONI)

 

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