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  • Monica Cadoria
  • Studi in scienze sociali (diritto, sociologia, filosofia, pedagogia, psicologia). Appassionata di letteratura classica, storia e filosofia, logica/matematica e musica. Professionista nella grafica editoriale
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30 giugno 2016 4 30 /06 /giugno /2016 18:38

Sono molti i personaggi famosi sulla cui morte aleggia da anni un gran mistero. Misteriose le circostanze dei decessi, misteriosi i riconoscimenti dei cadaveri. L'ultima della lunga lista è la pop star Michael Jackson, ufficialmente morto per una dose eccessiva di Propofol, ma che molti sostengono essere ancora vivo. Il cadavere sarebbe stato uno dei tantissimi sosia della star. Il motivo? Dal punto di vista fisico Jackson sarebbe stato impossibilitato a sostenere i 50 spettacoli previsti per la sua rentée, che d'altra parte avrebbero rappresentato l'unico modo per coprire i debiti accumulati negli anni. Così il re del pop più amato e discusso degli ultimi tempi si starebbe godendo l'incasso delle vendite dei suoi cd, che dopo la sua morte sono salite alle stelle. Esiste anche un sito Internet (www.michaeljacksonsightinghs.com) che raccoglie tutti gli avvistamenti del cantante avvenuti dopo la sua morte.

Ma quello che è accaduto a Michael Jackson non è affatto una novità. La storia del passato è piena di leggende metropolitane sulla morte di personaggi dalla vita complicata e controversa. Quel che succede è che spesso i fans di personaggi famosi non accettino che star, spesso nel fiore degli anni, ricche, famose e amate, possano morire come ogni comune mortale, e quindi tendono a credere a un complotto.

Caso eclatante quello di Elvis Presley, morto per un attacco di cuore causato dall'abuso di farmaci e barbiturici nel 1977. Gli avvistamenti della rock star dopo la sua morte sarebbero centinaia. Non solo, al cantante americano, un fans del Missouri, Bill Beeny, ha intitolato un museo che si chiama appunto "Elvis è vivo". I dubbi di Beeny partono dal fatto che la famiglia non avrebbe ai incassato l'assicurazione sulla vita contratta da Presley con i Llyod's di Londra. Tra gli innumerevoli avvistamenti, l'ultimo è di qualche anno fa e vede come protagonista un fotoreporter statunitense, Matt Frost, che avrebbe incontrato Elvis a L'Avana, ricoverato nello stesso ospedale dove si curò Fidel Castro. E proprio per il leader cubano che Frost si trovava lì travestito da infermiere: il suo intento era scattare fotografe al leader máximo, ma per errore si trovò nella stanza in cui era ricoverato Elvis. Matt lo descrive come un uomo di circa 70 anni, di corporatura massiccia, che appena visto il reporter avrebbe esclamato: "Yes, itìs me, Elvis".

Non solo nel mondo della musica aleggiano queste leggende: per decenni si è pensato che Anastasia, l'ultima erede dei Romanov, fosse sopravvissuta all'eccidio della famiglia avvenuto a Ekaterinburg. Fu solo nel 2008 che il test del Dna potè confermare che i resti infantili trovati appartenevano alla piccola Anastasia Svaniva.

Altra morte controversa è quella di Adolf Hitler, che la storia vede suicida nel suo bunker il 30 aprile del 1945. Una tesi che circolò per decenni lo volle fuggitivo in una località misteriosa. Solo 55 anni dopo la fine della guerra i documenti dei servizi segreti russi fecero chiarezza sulla fine del dittatore. Hitler si suicidò insieme a Eva Braun e al capo della propaganda nazista, Joseph Gobbels. Secondo i suoi ordini i corpi sarebbero stati bruciati. I militari sovietici trovarono così solo dei corpi carbonizzati, ma una perizia accertò la loro vera identità. I resti furono sepolti, finché, nel 1970, Breznev li riesumò, li fece bruciare nuovamente e disperse i resti nelle acque dell'Ehle.

Dubbi ance sulla morte dell'eroe della rivoluzione cubana, il comandante Ernesto Che Guevara. Scomparso nella giungla boliviana negli anni Sessanta, diventò subito una leggenda che proseguì anche quando, nel 1967, fu mostrato ai media il suo corpo crivellato di colpi. In quel frangente qualcuno parlò di montatura: dopo che un medico militare ebbe amputato le mani al cadavere onde identificare le impronte, l'esercito boliviano fece sparire il corpo, rifiutandosi di rivelare se i resti fossero stati sepolti o cremati. Il luogo della sepoltura rimase un mistero fino al 1977, quando un gruppo di ricercatori identificò il suo cadavere insieme a quello di altri guerriglieri in una fossa comune, a Vallegrande, a 150 miglia da Santa Cruz.

Sempre in Bolivia, nel 1908, dopo uno scontro a fuoco con la polizia, morirono due banditi leggendari del West, Butch Cassidy e Sundance Kid. Ma poi ricomparvero negli anni seguenti, visto che in Bolivia non ci fu un'identificazione ufficiale e i corpi furono sepolti in una tomba anonima. Così seguirono numerosi avvistamenti dei due banditi.

Altri dubbi vivono ancora oggi sulle morti di Bruce Lee, James Dean, Marilyn Monroe, Jim Morrison, Saddam Hussein (che abitualmente si avvaleva di sosia) e Osama Bin Laden.

Caso contrario invece per il leggendario componente dei Beatles, Paul Mc Cartney: alcuni sostengono che sia morto da tempo (nel 1966) in un incidente, e rimpiazzato da un sosia. La teoria ha molti seguaci e si è trasformata in una vera e propria caccia agli indizi fra le copertine dei dischi dei baronetti inglesi

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Published by Monica Cadoria - in Storia e Filosofia
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25 gennaio 2016 1 25 /01 /gennaio /2016 19:58

Non basta la condanna a morte: sembra che l'uomo debba riversare tutta la sua crudeltà quando si tratta di punire un altro uomo. Fin dalla antichità la fantasia degli uomini non ha avuto limiti nell'escogitare sistemi per provocare la morte ai condannati, rendendo a volte le pene di gran lunga più atroci in rapporto ai reati commessi.

Così che, sfogliando i vari codici legislativi apparsi dall'era antica, si incontra una gran varietà di sistemi fantasiosi per atrocità in tema di pena di morte. Ai condannati poteva toccare di essere sepolti vivi, squartati, bolliti o presi a sassate.

Nell'antichità, la legge dell'"occhio per occhio, dente per dente" fu messa per iscritto per la prima volta già nel XVIII secolo a.C., durante il regno di Hammurabi, a cui si deve il codice omonimo, raccolta scritta di leggi stilata durante il regno del re babilonese.

Sono numerose le testimonianze scritte di crudeltà di ogni tipi inflitte ai colpevoli, veri o presunti, e spesso applicate anche per reati minori. Così come riporta lo storico greco Plutarco narrando del re persiano Ataserse II, che alla fine del V secolo a.C. si sbizzarrì nel punire uno dei suoi soldati, tale Mitridate, colpevole di avere infranto un patto. Il malcapitato fu rinchiuso fra due cassettoni dalle guardie, che gli lasciarono fuori solo testa, mani e piedi. Dopo averlo così sistemato, le guardie costrinsero il prigioniero a mangiare, gli riempirono la bocca di latte e miele e gli cosparsero il volto con la stessa mistura. Poi lo esposero ai raggi cocenti del sole. Le mosche e gli insetti cominciarono a ricoprirgli il volto e gli occhi; i suoi escrementi, rinchiusi nel cassettone cominciarono a imputridire per il caldo. Fu lasciato in questo stato fino a che morì, dopo 17 giorni. Il cadavere era interamente ricoperto di parassiti.

Più semplice la condanna a morte che i Romani infliggevano a chi offendeva la divinità. Per chi si macchiava di tale reato, come Orsilao (sorpreso dal suo nemico Cratete a rubare un vaso sacro), era previsto il lancio da una rupe. Orsilao fu gettato a una rupe di Delfi,senza neppure avere diritto a un processo. La rupe era prevista anche per i nemici politici, i traditori, coloro che testimoniavano il falso e i servi sorpresi a rubare. Mentre per i reati politici era previsto di ingerire la cicuta, però solo se il condannato poteva permettersi di comprare questa pianta e avere così una morte dolce. Lo Stato infatti non poteva comprare la pianta per tutti i prigionieri, già che una sola dose costava 12 dracme, una cifra enorme, se si pensa che un uomo poteva mantenersi un mese intero con 3 dracme. In ogni caso sembra che i soldi fossero spesi bene: la cicuta pare provochi una morte indolore, perché agisce raffreddando progressivamente la temperatura del corpo, dai piedi fino al cuore.

Così descrive Platone la morte di Socrate, nel 399 a.C., ovvero come una morte "calma", anche se altri scritti riportano versioni contraddittorie, parlando di mente annebbiata, vista deformata, ginocchia deboli, senso di soffocamento e estremità paralizzate.

In Grecia esistevano differenze anche fra le morti di uomini e donne: mentre gli uomini venivano messi a morte pubblicamente, le donne venivano uccise in casa e processate da uno stesso parente (padre o marito). A loro toccava l'impiccagione o essere sepolte vive.

A Roma chi ammazzava il proprio padre era condannato a una pena terribile: fustigato e poi chiuso in un sacco con la pece, in compagnia di una vipera, di un cane, di un gallo e, in età più tarda dell'impero, di una scimmia. Così sistemati venivano gettati in un corso d'acqua.

Per i traditori della patria si pronunciava la lex horrendi carminis, che ordinava che al condannato venisse velato il capo, fosse legato all'arbor infelix e fustigato fino alla morte. L'arbor infelix era un albero che le credenze magico-religiose volevano di cattivo augurio.

Molto in voga nell'antichità era anche la crocifissione, che nella variante romana prevedeva che la croce fosse "assemblata" durante l'esecuzione. La parte verticale, chiamata stipes, era un tronco o palo di legno infisso in terra, poco più alto di un uomo. La parte orizzontale, patibulum, era una trave che veniva caricata sulle spalle del condannato e legata ai polsi. Il patibulum poteva prevedere una specie di scavo destinato a essere appoggiato allo stipes, in modo da formare una "T". I piedi del condannato erano in genere a pochi centimetri da terra. La morte sulla croce era resa infatti più atroce dai morsi dei lupi e dalle beccate degli avvoltoi, dai chiodi che fissavano il corpo alla croce, dalle frustate, dal fuoco delle fiaccole o dai ferri roventi. A volte il condannato era nutrito e dissetato in modo che il suo supplizio si prolungasse. La morte per crocifissione è infatti lenta e dolorosa. Se prima questo sistema era destinato agli schiavi, con l'età imperiale fu esteso anche agli uomini liberi, se delinquenti di basso ceto. Fu l'imperatore Costantino che nel IV secolo abolì il supplizio della croce: in compenso ai suoi condannati faceva bere il piombo fuso. I suoi predecessori invece, si dilettavano a guardare i loro condannati a morte sbranati dalle belve del Colosseo.

Gli stessi Padri della Chiesta Cattolica legittimarono l'uso della condanna a morte. San Tommaso d'Acquino scrisse che se era lecito, o addirittura doveroso, estirpare un organo alato per salvare il resto del corpo, allora era altrettanto lecito eliminare una persona che è divenuta pericolosa o è causa di corruzione, per salvaguardare il resto della comunità.

E quindi, durante tutto il Medioevo, ecco una varietà incredibile di pene e torture: durante il periodo buio si poteva morire decapitati, impiccati, annegati, sospesi in una gabbia a testa in giù, sepolti vivi, schiacciati dalle ruote di carri o cavalli, infilati dentro una botte, affettati da una lama che penzolava dal soffitto, scuoiati vivi.

I metodi più violenti furono usati dall'Inquisizione, a partire dal XIII secolo, contro chi veniva condannato per eresia. Ai poveretti toccava lo squartamento. Venivano fatti sedere su una struttura di legno chiamata cavallo a forma di V rovesciata, con dei pesi legati alle caviglie e venivano tenuti così finché non si aprivano letteralmente in due. Non meno popolare dello squartamento era lo smembramento: i carnefici era veri e propri macellai specializzati nel taglio di mani, braccia, seni e capezzoli. Come variante, il condannato veniva "affettato" e nelle ferite si versava piombo fuso o pece bollente, poi si legavano le quattro estremità ad altrettanti cavalli che venivano fatti correre in direzioni opposte. L'ultimo ad aver sperimentato lo strazio dello squartamento fu il francese Robert François Damiens nel 1757, reo di aver attentato alla vita di re Luigi XV. Non furono esenti da sofferenze indicibili i condannati alla ghigliottina: solo i boia professionisti riuscivano a staccare la testa del condannato in un solo colpo di lama; per lo sfortunato magistrato francese François Auguste deThou (giustiziato a Parigi nel 1642) che ne vollero ben 11.

Se molte esecuzioni avvenivano nel chiuso del tribunale ecclesiastico, quando gli eretici venivano messi a morte in pubblico la scelta ricadeva quasi sempre sul rogo, che risultò così il metodo più usato per eretici e streghe accusati di essere in combutta col demonio. Sul rogo morì la famosa eroina francese Giovanna d'Arco nel XV secolo. La vittima veniva cosparsa di pece o le venivano messe fascine di legna sotto le ascelle, poi veniva legata a un palo posto sopra una catasta di legna a cui si appiccava il fuoco. Tanto per restare in tema di calore, una variante del rogo era la bollitura: il condannato veniva immerso in un pentolone d'acqua, olio o pece e poi messo sul fuoco a bollire o friggere. Morì così nel 1530 a Smithfiled (Inghilterra), John Roose, un cuoco accusato di aver avvelenato 17 persone.

Mentre in Olanda, attorno al XVII secolo andava per la maggiore capovolgere sulla pancia del condannato a morte un vaso di ferro pieno di ratti e ghiri, dopodiché veniva arroventato il vaso con il fuoco. Gli animali, intrappolati e frenetici per il calore, si scavavano l'unica via di fuga dentro le viscere del malcapitato.

Un secolo dopo in Europa si diffuse la ruota. Il condannato veniva legato sul bordo esterno come se fosse lo pneumatico e la ruota veniva così fatta rotolare per un pendio scosceso o sopra una strada con ferri e chiodi.

Oggi, alcuni stati americani, molti altri paesi occidentali, mediorientali e africani permettono la pena di morte. Le esecuzioni sono oltre 20 mila all'anno. La Cina detiene il primato delle esecuzioni capitali. I metodi non sono meno brutali e dolorosi rispetto a quelli dell'antichità.

 
 

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Published by Monica Cadoria - in Storia e Filosofia
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11 dicembre 2015 5 11 /12 /dicembre /2015 19:35

Il crollo dell’impero persiano si deve ad Alessandro Magno, che puntando verso l’Egitto, occupa la zona della Palestina nel 332 a.C. La dominazione di Alessandro Magno, che comunque assicurò libertà di culto, è raccontata dei libri “deuterocanoniciprimo e secondo Maccabei. I “deuterocanonici” sono libri non canonici per gli ebrei, in quanto non ritenuti ispirati direttamente da Dio. Rientrano invece nel canone cristiano e ortodosso. (MAGGIORI INFORMAZIONI)

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Published by Monica Cadoria - in Storia e Filosofia
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26 novembre 2015 4 26 /11 /novembre /2015 22:26

La statua di bronzo che la città di Manchester gli ha dedicato per ricordare i suoi anni in quell'università nel dopoguerra, lo ritrae con una mela in mano. Perché fu così che Alan Turing, il matematico inglese che aprì l'era dell'informatica, si suicidò ad appena 40 anni: mordendo una mela intinta nel cianuro.

Nel 2012, a cent'anni dalla nascita, Londra chiese formalmente scusa allo scienziato per averlo perseguitato. Ma perché questo genio che permise all'Inghilterra di intercettare i messaggi che Hitler inviava ogni giorno alle sue truppe in Europa, condusse una vita così breve e tormentata?

Turing, che nasce a Londra il 3 giugno del 1912, è ora considerato uno degli scienziati più geniali del '900, anche se è stato dimenticato per decenni. Nella sua corta vita ha dimostrato un teorema che è l'idea chiave di tutti i computer, ha messo a punto un test che è considerato una pietra miliare nell'intelligenza artificiale e, reclutato nel 1939 insieme ad altri scienziati nella base dell'intelligence britannica a Bletchley Park, riesce a costruire un grosso calcolatore (Bombe), che permette di decifrare il codice segreto di Enigma, la macchina (nella foto) che permetteva ai nazisti di scambiarsi informazioni e ordini.

Probabilmente fu questo uno dei motivi che oscurò per anni la fama dello scienziato. Il suo successo, che permette agli inglesi di codificare completamente i codici tedeschi nel 1943, è legato alla decisione dell'entrata in guerra degli americani a fianco delle forze alleate per le azioni militari nell'Atlantico e soprattutto per lo sbarco in Normandia. Difficile per un uomo alla fine della guerra, girare il mondo portandosi dietro così tanti segreti militari. Tanto è vero che c'è chi afferma che per l'intelligence britannica rappresentasse un pericolo tale da pensare a un modo per eliminarlo, sollevando dubbi sul suicidio.

Oltre al suo ruolo chiave nella seconda guerra mondale, Turing era omosessuale, in un epoca in cui questo in Gran Bretagna era un reato. Quando per caso nel 1952 emerse questa sua condizione, fu processato e condannato. Gli venne concessa la libertà vigilata se si fosse sottoposto alla castrazione chimica, ovvero la somministrazione di estrogeni.

La cura fu molto impattante sul matematico, le trasformazioni fisiche come l'impotenza e la crescita del seno gli rovinarono la vita, al punto che decise di porvi fine.

Ma, ancora oggi, ogni volta che apriamo un computer, realizziamo il suo teorema della macchina universale. Anche se non lo mise a punto personalmente, nel 1936 pubblicò su Proceedings of the London Mathematical Society un lavoro in cui progettava u modello astratto di macchina in grado di eseguire algoritmi e dotato di un nastro su cui poter leggere, scrivere e cancellare simboli. Il nastro è suddiviso in celle dove è scritto un simbolo appartenente a un alfabeto predefinito. Al progetto ci lavorò in seguito John Neumann, avviando la produzione americana di computer Ibm.

Per quanto riguarda il suo contributo all'intelligenza artificiale, nel 1950 pubblicò su Mind, un test atto a dimostrare che una macchina può essere definita "intelligente" se riesce a convincere una persona che il suo comportamento intellettuale non è diverso da quello di un essere umano.

Si occupò anche di modelli matematici affiliati all'embriologia, fino a che tutto finì con quella mela avvelenata.

 

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Published by Monica Cadoria - in Storia e Filosofia Scienze
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10 giugno 2015 3 10 /06 /giugno /2015 16:35

I libri dei Profeti posteriori riflettono il sentimento che si era sviluppato durante l’esperienza dell’esilio: il Regno di Dio sembra essere lontano. I Profeti posteriori cominciano a proiettare le loro speranze in un tempo non immediato, in una futura era messianica.

L’interpretazione delle profezie sulla prossima era messianica ha seguito tre diverse strade: i gruppi più politicizzati e militaristi la interpretarono come l’annuncio della venuta di un re guerriero, simile a Davide, che avrebbe reso di nuovo grande Israele. Alcuni più tardi pensarono che le profezie si erano realizzate nella figura di Gesù, Altri stanno ancora aspettando che la profezia si compia. (MAGGIORI INFORMAZIONI)

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